L’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa, subito dopo la Germania. Se è vero che è sempre stato un paese molto scettico al cambiamento, è anche vero che sembra esserci un cambio di prospettiva nel recepimento del c.d. “Piano industria 4.0”. Lo dimostrano gli 80 miliardi di euro spesi nel 2017 e la previsione di raddoppio per la spesa in R&D nel 2018 secondo quanto affermano i dati dello European House Ambrosetti.

Cosa prevede il piano industria 4.0 

Con questo sistema si permette ad un’azienda di portare un bene in ammortamento (iper) al 250% del valore, se si rispettano i requisiti indicati negli allegati A e B della legge 232 del 2016.

L’obiettivo

L’obiettivo è quello di trasformare l’industria e di renderla interconnessa e smart. Come? Adottando beni strumentali di ultima generazione, capaci di dialogare tramite protocolli universalmente riconosciuti (TCP/IP, HTTP, modbus©, MQTT) con le altre macchine dell’azienda e con i sistemi amministrativi e logistici. In questo modo si aumenta notevolmente l’efficienza aziendale, diminuendo (o azzerando) gli errori e abbassando i costi di gestione, spingendosi sempre di più verso una produzione di tipo “on demand”.

Si punta inoltre ad innalzare la sicurezza sul luogo di lavoro e a migliorare l’ergonomia delle apparecchiature attraverso, ad esempio, smart-glasses o esoscheletri.

Come si fa

Nel caso di beni materiali, le caratteristiche che essi devono avere si trovano nell’allegato A della legge citata sopra (n. 232/2016). I beni si dividono in tre gruppi che sono:

  • Beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti;
  • Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità;
  • Dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica “4.0”.

Nel caso di beni immateriali (software, applicazioni, system integration) le caratteristiche che essi devono avere sono elencate nell’Allegato B della legge di cui sopra. I beni immateriali devono essere legati ad un investimento in un bene materiale e necessari al suo funzionamento.

Una volta individuato ed installato, è necessario che il bene sia interconnesso secondo le indicazioni della legge. L’interconnessione va dichiarata dall’amministratore dell’azienda per investimenti inferiori a 500.000,00€; per investimenti superiori l’asseverazione va fatta attraverso una perizia giurata redatta da un professionista (perito industriale o ingegnere) iscritto nel rispettivo albo, o da un ente di certificazione accreditato.

Gli attori in campo

Il percorso che approccia il “Piano industria 4.0” vede in campo diversi soggetti, che vanno dal progettista incaricato di ideare la macchina, al costruttore, al system integrator, all’esperto di cyber security, al perito che dichiarerà l’interconnessione e il rispetto dei requisiti della legge. Ma, in primis, è l’azienda in toto, dal titolare in giù, che deve approcciare una nuova filosofia di conduzione rivolta al futuro, al cambiamento e alla condivisione delle migliori pratiche, che porti un miglioramento delle condizioni di lavoro e benessere per il Paese e quindi per il Mondo.

Produzione on demand is the answer 

Partendo dal presupposto che industria 4.0 non è il futuro ma il presente, penso che l’imprenditore abbia il dovere di alzare sempre l’asticella dell’innovazione con l’obiettivo di trasformare radicalmente l’industria, rendendola sempre più fluida e meno impattante.

Fino ad arrivare ad un sistema produttivo, in cui le risorse siano completamente rinnovabili e, soprattutto, dove il prodotto venga realizzato con una logica “on demand”, che integra in tempo reale tutta la catena di produzione e distribuzione, solo nel momento in cui seleziono su “paga con un click” dal mio account Amazon.